Il primo giorno di scuola

Il primo giorno di scuola

Ebbene sì, è arrivato anche per noi il momento di iniziare lo studio della lingua cinese. La prima volta che mi han detto che sarei partito per Taiwan m’è venuto male: il Cinese? Con quella lista infinita di disegnini da imparare a memoria? E come farò?

Il bello è che siamo in tre e quindi come dice il proverbio: “mal comune, mezzo gaudio”. A parte gli scherzi, il fatto di non essere soli ad affrontare una sfida cambia totalmente i termini del discorso. E poi, dopo aver tanto atteso un evento, quando lo si trova davanti, si scopre che non è poi così temibile come si pensava …

E così la prima lezione è andata. Ci hanno proposto di far lezioni individuali, almeno per i primi tempi, per aiutarci a pronunciare bene i suoni sconosciuti alle nostre lingue, così, per primo, è andato Eugenio, poi Mathews ed infine io ed era come quando si è in fila per un esame a scuola e si aspetta che l’altro esca dall’aula per chiedergli: “allora? Com’è andata? Che t’ha chiesto?”.

Le lezioni individuali sono più efficaci, ma anche molto più intense perché si è sempre sotto tiro e non ci si può distrarre un attimo, pensando che tanto risponderà qualcun’ altro.

Ad un certo momento dentro di me una voce si faceva strada: “bèh potremmo anche fermarci qua”, e, manco m’avesse letto nel pensiero, la professoressa dice: “all right, let’s go on with the next page”.

Eppure la sua voce così serena e pacata ti trasmette un po’ di quella calma orientale di cui tanto s’è sentito parlare e ti dà lo slancio per andare avanti.

I compiti a casa, manco a dirlo, son lunghissimi, eppure già abbiamo preso gusto a cercare di conoscere questa nuova lingua, ma come suggerisce un proverbio africano: “pole pole ndio mwendo”, che tradotto, più o meno significa “piano piano si và lontano”.

E domani è un altro giorno.

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“pole pole ndio mwendo

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